sabato 1 giugno 2013

Oggi scrivo: l'Osteria del Dosso, la Valtellina, Bitto e Valgella.

Proprio ora è passata una settimana dall'ultima scorribanda all'Osteria del Dosso.
Vale la pensa spendere due parole per sottolineare il bel lavoro che Marco Riva e lo chef Roberto Andreoni stanno portando avanti, seguendo il principio del km0 (o quasi).
Le serate a tema ne sono l'aspetto più evidente: pensate e realizzate per la promozione e la divulgazione delle eccellenze che ci circondano e di cui spesso ignoriamo l'esistenza.
L'ultima alla quale ho partecipato era dedicata al Bitto. 
Con ogni probabilità passando davanti al banco del formaggi di un supermercato ben fornito lo avrete visto, vero? No, sbagliato.
Qui si parla del Bitto dell'Associazione Produttori Valle del Bitto (link1, link2) che esattamente dieci anni fa è stato riconosciuto come Presidio Slow Food. E la differenza tra quest'ultimo e le forme standardizzate che si trovano nei banchi frigo della gdo è abissale e didattica.
Abissale perché nonostante il nome e la denominazione di origine siano gli stessi sono a tutti gli effetti due formaggi diversi sia per metodo di produzione che, soprattutto, per le caratteristiche organolettiche. Per dire: il Bitto storico (chiamiamolo così) è un vero formaggio da invecchiamento capace di maturare evolvendo per due lustri. Non so se rendo l'idea.
Didattica perché mettendo di fianco i due formaggi è chiara la differenza tra un prodotto pensato e concepito per il consumo su larga scala e un vero prodotto artigianale. A voi la scelta.
La degustazione era composta da tre formaggi: 2011, 2010 e 2005 (!!!). Le tre annate erano scelte apposta per evidenziare le diverse fasi della stagionatura: dal 2011 dalla consistenza ancora burrosa al 2005 molto più simile ad un ottimo parmigiano stravecchio (parlo di sensazioni tattili). Tutti formaggi molto saporiti ma mai aggressivi, in perfetto equilibrio tra sapidità e dolcezza. Capolavori dell'arte casearia, davvero.
Per accompagnar le libagioni Valtellina Superiore ça va sans dire. In particolare i Valgella di Renato Motalli, arzillo ottantenne che coltiva i suoi due ettari di vigna in Valgella, appunto.
Amo i vini della Valtellina: nebbioli quintessenziali, perfetta sintesi tra uva e territorio. Vin de Terroir direbbero i francesi. Vini sottili, umorali, delicati e profondi. Vini eroici (ma davvero!), figli di una viticultura quasi dimenticata fatta di terrazze e muretti a secco, di tanto lavoro dove le macchine possono poco e niente.
I vini di Renato Motalli ne è sono un fulgido esempio.
La foto dei formaggi non la ho, li ho mangiati prima.
Abbiamo bevuto Valgella 2002, Valgella Le Urscele 2006, Valgella 1998 e Valgella 1997. Uno su tutti il 1997. Avete presente i famoso arco evolutivo del vino? Ecco, l'impressione e che quel vino fosse li, sulla cima. Nel punto più alto dove potesse arrivare. Evoluto, profondo, disteso. Una culla per il naso e seta in bocca.
I vini di Motalli hanno anche i tappi più brutti di tutta la Valtellina, ancora non mi spiego come facciano a tenere tutti quegli anni.
Tralascio per pudore il resto della serata che ha visto stappamenti di ogni forma e colore senza soluzione di continuità.
Aggiungo solo che siamo andati a casa alle 4.00 del mattino. Casa di Marco perchè alla mia non sarei mai arrivato. Ma si sa, queste serate sai come iniziano e non sai mai come vanno a finire. O forse si...
A farne le spese è stato Patrizio (che leggerà queste righe).
Con lui sarei dovuto andare il sabato pomeriggio al Vinissage ad Asti.
Ho provato. Giuro che ho provato. Ho resistito fino all'imbocco della tangenziale poi Patrizio ha fatto marcia indietro e sono andato a dormire, esausto e beato, fino a domenica mattina.

5 commenti:

  1. I vini di Montalli mi mancano, gran bel racconto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Troppo buono, ma grazie davvero.
      Motalli R'n R!!!

      Elimina
  2. Ciao Gabry!! Il racconto è molto bello e molto sfumato..ahhh..infatti ti sei perso i diversi bicchieri di '91 che ti sei bevuto durante la serata. Cmq devo dire che quando la compagnia è bella, il tempo vola.
    Un grande applauso a Renato Motalli per i suoi super-vini (due giorni dopo, ripreso dalla stanchezza, ho stappato un '94 e devo dire che se la gioca eccome con il '97, nonostante siano due vini differenti, com'è giusto che siano)...
    grazie ai mitici & valorosi eroi del Bitto storico..
    grazie anche alla tua pazienza mattutina Gabriele, nell'attendere me e Arno..

    Alla prossima, vedo di organizzare un altra serata imperdibile e poi ti chiamo!!

    Buonagiornata!

    Marco!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grande Marco! Il '91 in realta lo ricordo, solo che non lo avevo in foto...
      L'ultimo vino bevuto con ancora un barlume di coscienza e' stato il vino di Ste. meraviglioso. Ma se fosse il Bucaneve o Gran Dulos per me rimane un mistero. So che era 2002!
      Gran serata comunque...
      A presto!

      Elimina
  3. Bucaneve Gabry...l unica boccia personale che avevo, sono stato contento di condividerlo..serata "a tema"..il tema era il Vino!!

    Ciao!!

    RispondiElimina