sabato 15 novembre 2014

Oggi ricordo Pino Ratto

Ho letto pochi minuti fa in rete che Pino Ratto ci ha lasciati.
Fui suo ospite in cantina nella cascina degli Scarsi ormai diversi anni fa. Era già anziano ma ancora in gamba, c'era brutto tempo quel giorno e al posto che andar per vigne girammo per Ovada, io e lui. Mi raccontò la storia della sua città, passeggiando per le vie entrammo in chiesa per vedere degli affreschi. Era domenica e stavano celebrando la messa. Quando chiesi se era opportuno passeggiare per la chiesa piena di gente per la funzione mi rispose: "ma no, non ci danno mica fastidio!". Fu amore incondizionato.
Passammo una bellissima giornata insieme, tra racconti, assaggi e scambi di opinione. Dolcetti memorabili i suoi, senza se e senza ma.
Questo è il mio saluto.
Alzo il calice alla tua Pino.
Che la terra ti sia lieve.

sabato 21 giugno 2014

Oggi compro casa

E' fatta: mercoledì scorso ho firmato il firmabile e sono diventato proprietario di un fantastico bilocale a Milano. E di un debito che mi porterò dietro per trent'anni...
Ora mancano solo i mobili, la cucina e gli elettrodomestici. Dettagli.
Per festeggiare abbiamo stappato Cavalleri Pas Dosè 2009, probabilmente uno dei Franciacorta più buoni che si possa bere: chardonnay 100%, potente e secco, vibrante in bocca, profondo e complesso al naso. Sono curioso di stapparlo tra qualche anno.
E poi il Giulio Ferrari 2001. Rimango del parere che il Giulio è lo spumante più buono che si possa stappare in Italia: le uve, anche loro solo chardonnay, arrivano dal magico Maso Pianizza situato vicino a Trento tra i 500 e i 600 metri d'altezza. Il vino che nasce da quel vigneto riposa sui lieviti una decina d'anni prima del dégorgement.
Salato e minerale, ricco, potente e allo stesso tempo di un'eleganza senza tempo. Crema, agrumi, sassi. Ci senti tutto e il contrario di tutto fuso in un equilibrio magistrale. Ne voglio ancora!!!
Ferrari sarà anche azienda dai grandi numeri ma ha uno standard qualitativo e competenze tecniche talmente alte da essere una delle migliori aziende spumantistiche italiane, ne sono convinto.
Due bottiglie che col mutuo da pagare berrò sempre meno spesso...
i padroni di casa

il Giulio

la mamma e il papà che hanno messo mano al portafogli: grazie

Cavalleri pas dosè 2009

giovedì 5 giugno 2014

Oggi bevo: Cuprese, Verdicchio Classico superiore 2012 - 1994 - Colonnara

Qualcuno disse: il verdicchio è uno dei più grandi vini bianchi da invecchiamento che abbiamo in Italia.
Parole da scolpire nella pietra.
Il Cuprese è un Verdicchio Classico Superiore, cavallo di battaglia di Colonnara. Segue un protocollo di lavorazione superclassico che prevede la fermentazione in acciaio e la maturazione per qualche mese negli stessi contenitori. Poi bottiglia e tempo. Tanto, tanto tempo...
In realtà in passato il Cuprese era un Verdicchio Riserva, non so perché sia stato "declassato".
Abbiamo stappato le annate 2012, 2011, 2010, 2008, 2004, 2002, 2001, 1995, 1994.
Caleiodoscopico il 2010 che nel bicchiere alternava note di incenso (Mauro docet) a quelle più classiche di miele amaro, il vero fil rouge che legava questi 20 anni di verdiccio. Anche il pepe bianco ad un certo punto.
Giovani, giovanissimi il 2011 e il 2012. L'evoluzione si è iniziata a vedere col 2008, dove la maturità ha arrotondato i profumi, il miele è diventato più ricco e presente. Il sorso era perfettamente in linea: pieno e lungo, dolce di miele e secco in chiusura.
La 2004 aveva dei problemi purtroppo. Era ossidata, il tappo non ha tenuto.
Poi è stato il turno della famigerata vendemmia 2002, sempre Mauro discutendo dice: se c'è una bottiglia sulla quale non avrei scommesso è questa. Come dargli torto: insieme alla 2003 fu una delle vendemmie più problematiche del decennio scorso.
Il Cuprese 2002 è stato il vino della serata: quando si dice "l'eccezione che conferma la regola".
Nessun cenno di ossidazione, neanche l'ombra. Un naso talmente intenso, squillante e colorato da sembrare un altro vino. Potente, fresco, equilibrato, vivo. Dopo 11 anni di bottiglia.
Come abbiano fatto non lo so, comunque mi tolgo il cappello.
Davvero grande.
Molto buono il 2001, più classico, minerale. Per sua sfortuna aveva di fianco l'annata 2002.
Ed eccoci ai maggiorenni 1995 e 1994. Questi sono vini maturi che nonostante l'ossidazione evidente si mantengono vivi e integri.
Un'altra dimensione del verdicchio. Il 1994 forse era un gradino sopra, di sicuro aveva il fascino dei 20 anni.
Quattro lustri.
La cura giusta per chi, sbagliando, è ancora convinto che il vino bianco va bevuto giovane.

Per ultimi ma non meno importanti i ringraziamenti: a Mauro che ha voluto condividere anche con me questo piccolo tesoro e a Cristian, suo socio al Vinodromo che ha seguito tutta la parte organizzativa ed è stato oste d'eccellenza.

Il Vinodromo - Milano, in via Salasco 21
Tel. 02 32960708
info@ilvinodromo.it

venerdì 16 maggio 2014

Oggi bevo: bottiglie random

Il Vigna Montebuono 2011 del grande Lino Maga è buono, molto buono. Il 2011 è stata senz'altro annata calda e asciutta, il vino è secco, pieno, salato. Il tannino ancora da domare, pulisce ed asciuga. E' una di quelle annate dove gli zuccheri vanno a zero, quelle che preferisco, ma il Barbacarlo prima e Montebuono poi sono i miei vini del cuore che amo a prescindere dalle caratteristiche dell'annata.
Perché ne sono in assoluto lo specchio più sincero che si possa trovare in Oltrepo.
 Trebbiolo 2012, La Stoppa. Tecnicamente un vino IGT, in pratica un gutturnio. Fermentazione spontanea e affinamento in vasca d'acciaio. La riduzione iniziale non mi spaventa, conosco i vini di Elena Pantaleoni e, soprattutto le riserve dietro una patina di rusticità rivelano grande sostanza e materia.
Il Trebbiolo ne è la versione easy, gutturnio terroso, ha spigoli ma non graffia. Poco impegnativo, vuol essere bevuto senza tante cerimonie. Annata calda la 2012 ma il vino non ne risente, bella freschezza ed equilibrio.
Vivo pop, mi è piaciuto.
Alnus 2012, I Custodi delle Vigne dell'Etna. Nerello mascalese e il 20% di nerello cappuccio, vigne a 650 metri d'altezza.
Bello e buono. Il naso inizialmente dolce e un po' monocorde all'apertura si è pacato il giorno dopo mostrandosi più sussurrato e minerale. Bello il colore brillante e bella freschezza gustativa, legati dall'acidità mai sopra le righe. Tutto molto buono insomma. Però, come dire, non è scattata la scintilla.
Mi è piaciuto? Si. L'ho amato? No.
Lo riberrei? Si, alla fine.

martedì 22 aprile 2014

Oggi bevo: Le Cupole 2011 - Tenuta di Trinoro e Amarone della Valpollicella Vigneti di Ravazzol 2008 - Cà la Bionda

Ravazzol davanti e dietro la bottiglia - vuota - di Le Cupole
Aspettavo questa Pasqua come manna dal cielo (per rimanere in tema). Da quando ho iniziato a lavorare da Signorvino stappo decine di bottiglie ma sono sempre più rari i momenti in cui posso sedermi a tavola e bere con la calma e il tempo che serve per divertirsi sul serio.
Sono partito sabato sera a cena con Marco (qui il suo resoconto) ed è finita a casa dei miei domenica a pranzo.
Delle tante bottiglie bottiglie messe in tavola voglio raccontare delle due che più mi hanno colpito: la prima è stata Le Cupole 2011 di Tenuta di Trinoro.
Trinoro, appunto, è azienda che conoscevo solo di fama. Vendiamo i loro vini in negozio a prezzi (di mercato) che sono ben lontani dalle mie possibilità. Poi è arrivato Le Cupole 2011 e ne ho comprata una bottiglia. La scheda tecnica dice che è un uvaggio bordolese a maggioranza cabernet franc con un 20% di merlot il 7% di cabernet sauvignon e il 7% di petit verdot.
E' il vino base dell'azienda, tirato in 70 mila bottiglie.
Una bomba. Fino a due giorni fa avevo etichettato la vendemmia 2011 come una delle peggiori negli ultimi anni, devo ricredermi: evidentemente la bontà o meno di un'annata è relativa al risultato che vuoi - e sai -ottenere. Le Cupole 2011 che normalmente guarderei col sopracciglio alzato: uvaggio alloctono, annata calda e 15° dichiarati. Poi lo stappi, lo versi e sorridi. Il vino che vedi nel bicchiere è scuro e denso e bello. Lo metti al naso e la ricchezza ti travolge. La potenza dell'annata è dominata dal cabrnet franc con le sue note di geranio a corredo di un frutto pieno, ricco, sfaccettato e sopra tutto mai sopra le righe.
In bocca è forse meglio: avvolgente, saporita, matura e succosa. Tannino di razza e struttura potente, il 15% di alcol è talmente ben integrato da non farsi nemmeno notare. Come dice la pubblicità. la potenza è nulla senza controllo. Se tanto mi da tanto chissà cosa sono i vini di alta gamma di Trinoro...
Dopo Le Cupole ho stappato un Amarone della Valpollicella: Vigneti di Ravazzol 2008 di Ca' la Bionda.
Paradossalmente stappato dopo Le Cupole sembrava quasi sottotono poi, col passare dei minuti il vino ha cambiato registro e si è dimostrato per quello che è: un grandissimo Amarone.
Un vino classico nella sua accezione migliore, un Amarone quasi d'antan dove al posto della potenza e della dolcezza che omologano gran parte dei tanti vini della Valpollicella mette in primo piano eleganza e classe. Un vino serio, composto e rigoroso. E che fa del'appassimento un mezzo e non un fine. La ciliegia sotto spirito al naso, il tannino ancora da domare, il sorso morbido ma secco, asciutto e la bocca scorrevole, mai stancante o noiosa.
Non deve dimostrare nulla e non strizza l'occhio a nessuno. Questo è l'Amarone.

giovedì 17 aprile 2014

Oggi bevo: Franciacorta Blanc de Noir 2009 - Le Marchesine

Ieri sera una bolla per festeggiare era necessaria.
La scelta è caduta sul Franciacorta Blanc de Noir 2009 di Le Marchesine.
Neanche a dirlo pinot noir in purezza. Partenza al fulmicotone con un vino color oro vero, luminoso e ricco di riflessi ramati. Bolla fine e costante, l'aspetto racconta eleganza e struttura, quasi opulenza.
Il naso affascina, il pinot si esprime con classe, more e gelatina di more, ribes, radice di liquirizia e una bella vena minerale.
Anche il sorso non delude le attese: pieno e largo, morbido ma mai stancante. Freschezza e sapidità bilanciano alla perfezione una materia sopra la media in maniera magistrale.
Davvero un gran vino.

P.S.: il vino in questione come molti altri che seguiranno l'ho preso al negozio dove lavoro. Visto che normalmente li vendo sottolineo che altrettanto normalmente li pago.
Quindi le bottiglie che vedrete recensite su questo blog saranno acquisti personali come lo sono stati fino ad ora, salvo rari casi che non mancherò di evidenziare.

mercoledì 9 aprile 2014

Oggi bevo: Praecipuus 2010 riesling renano - Roeno

 Se dovessi pensare ad un riesling Verona è probabilmente l'ultimo posto che mi verrebbe in mente.
Invece sarà che la vigna è a 640 metri d'altezza (e non propio a Verona), sarà l'annata fortunata e sarà che in cantina avevano le idee chiare, il risultato è che questo Praecipuus mi è piaciuto molto.
Naso di pesca bianca, mela grattuggiata, ananas, agrume maturo, idrocarburo e camomilla.
Sorso ritmato e pieno, acidità importante e leggero residuo zuccherino. Bella beva e carattere.
Ci stà.