venerdì 10 luglio 2015

Oggi bevo: Fiano d'Avellino 2012 - Guido Marsella

Sono in pieno trip fiano. Più lo bevo e più mi piace.
Guido Marsella nel piccolo microcosmo dei fiano di qualità ha un posto di rilievo: è stato uno dei primi a credere nelle grandi potenzialità sia del vitigno che, sopratutto, del territorio.
Credo fu il primo a decidere di far uscire il vino un anno dopo gli altri, portando alla luce quello che si è rivelato essere uno dei più grandi autoctoni italiani.
Oggi dichiara fieramente - in retroetichetta - che il suo vino non esce prima dei venti mesi dalla vendemmia.
L'annata 2012 è la prima che assaggio, quindi non ho metri di paragone. In rete si parla comunque di un millesimo di tutto rispetto e il bicchiere lo conferma.
Vino potente ed elegante, dal naso profondo, minerale e caldo. Scorza d'agrume e miele, roccia sulfurea e fiori gialli.
Bocca ricca e ampia, la notà fumè quasi torbata a rimarcare la matrice nera della terra che lo genera è tanto fine quanto tipica.
Esecuzione magistrale per un vino di territorio dal fascino incredibile, pochi bianchi in Italia possono vantare un profilo così originale e riconoscibile.
Gran vino.

sabato 27 giugno 2015

Oggi bevo: greco di Tufo 2013 - Pietracupa

Pensavo, tra me e me: sono quasi noioso da quanto mi piacciono sempre gli stessi vini.
Invece, pensa te eccone uno nuovo!
Non avevo mai bevuto prima il Greco di Pietracua aka Sabino Loffredo. Ne ho prese due bottiglie su Tannico per avere la spedizione gratuita - avevo preso una cassa di fiano, ho attaccato due bocce di greco così, per curiosità.
Mamma che vino: graffia e scalcia come pochi.
Minerale, teso e acido. Potente, agrumato ed estremamente bevibile.
Bello vero.
Probabile annata di rilievo.
Se il fiano di Pietracupa è una bomba - e lo è - il greco non è da meno.

sabato 13 giugno 2015

Oggi bevo: Vigna Montebuono 2010 - Az. Agr. Barbacarlo Lino Maga

Per festeggiare il - primo? - concerto di Johnny Sbranza aka Marco Riva Arredamenti ci voleva una bottiglia celebrativa.
Una bottiglia che avesse un significato. Quale non lo so ma alla fine la scelta è caduta sul Montebuono 2010, il second vin di Lino Maga. Uno dei miei vini preferiti.
Così dopo quaranta minuti di puro rock 'n roll brianzolo abbiamo alzato i calici - di plastica, sigh - col Montebuono.
Grande annata in gran parte d'Italia e Broni non fa eccezione. Infatti la bottiglia è durata si e no cinque minuti. Lieve rifermentazione - tipica e naturale - ma estrema pulizia, asciutto e secco ma non magro. Vivo, teso e rassicurante al tempo stesso. E' complesso e profondo ma umile e diretto.
Uno di quei vini che non ti stanchi di bere.
Come un amico che non ti stanchi di ascoltare.
Alla prossima fratello.

giovedì 11 giugno 2015

Oggi bevo: Gutturnio Superiore Casa benna 2012

Ieri sera sono stato alla prima riunione condominiale: un'odissea iniziata alle 18.00 e finita poco dopo le 22.00.
Mi ha salvato Pino, il miglior pizzaiolo di via Ripamonti.
Non sapevo cosa bere, niente di buono in frigorifero. Scendo al volo in cantina e torno con il Gutturnio Superiore di Casa Benna.
Giusto un bicchiere mi dico.
Spannometricamente ne ho bevuto un mezzo litro. Non ho finito la bottiglia per pudore.
E che buono, ma non un buono da concorso: un buono da colli piacentini, vero, pieno e gustoso.
Fieramente contadino.
Se penso che non ho speso 5 euri mi vien da ridere.
Ne scrissi qui, millemila anni fa.

lunedì 1 giugno 2015

Oggi bevo: il fiano

Nel negozio dove lavoro la Campania bianca non è rappresentata come vorrei. Ci sta, coprendo in pratica tutte le regioni d'Italia non puoi avere tutte le referenze che un appassionato come me vorrebbe a scaffale e non sempre le esigenze commerciali coincidono con il mio palato.
Rimane il fatto che secondo me i bianchi campani e il fiano in particolare sono una delle punte più alte della viticoltura italiana.
Quindi cosa ho fatto? Ho coperto tre fiano che vendiamo in negozio -uno campano, uno del Sannio e uno siciliano - e le ho messe in degustazione alla cieca con tre bottiglie che ho portato da casa mia: Tenuta Sarno 1860 2013, Particella 928 Cantine del Barone 2012 e Pietracupa 2013.
Senza infamia e senza lode i fiano campani del negozio con una netta preferenza per quello del Sannio, deludente e ruffiano quello siciliano, tutti e tre vengono staccati di parecchie distanze dagli altri.
Finezza e potenza per il vino di Maura Sarno, molto elegante con una struttura acida e minerale di primo piano. Bottiglia godibile ora e con un notevole margine di sviluppo.
Grande anche Particella 928, estremo e unico, note affumicate e torbate al naso, miele e sale e agrumi maturi. Perfetta corrispondenza al sorso, la nota fumè accompagna un sorso grasso e potente e fresco. Estremo e personale è uno di quelli che è piaciuto di più.
Infine Pietracupa. Per me il migliore, ancora scoordinato al sorso e quasi muto al naso ha una struttura minerale imperiosa e trascinante che non si attenua nemmeno dopo sei ore dall'apertura. Ricco di sali e freschezza passa in bocca come una lama di rasoio attaccandosi al palato.
Ne ho ancora quattro bottiglie. Spero di dimenticarle per almeno qualche anno.
Perché tutto ciò? Per dimostrare quanto un grande terroir come l'Avellinese possa trasmettere attraverso un vino se fatto con le dovute maniere.
Gran bel pomeriggio.

mercoledì 29 aprile 2015

Il paradosso della rete, tra un bicchiere e l'altro.

E' stato qualche sera fa quando, seduto sugli sgabelli del Vinodromo (sempre sia lodato), ho conosciuto Niccolò Desenzani e Mauro Cecchi aka Gli Amici del Bar.
Li, tra un calice e l'altro, Niccolò mi faceva notare il paradosso di Oggi Bevo - Blog Vintage.
L'altro paradosso è che un blog sia vintage dopo sei anni.
La rete corre veloce ragazzi...
Il bicchiere della serata?
Chambave Muscat Attende 2008: moscato secco valdostano che riposa per 40 mesi sui lieviti in acciaio. Bello vero: fresco e cangiante, varietale e sfumato, minerale, profondo. Sorso scattante, pieno e molto piacevole. Gran bel vino.

venerdì 10 aprile 2015

Oggi bevo: Chardonnay Selezione 2001 - Borgo del Tiglio

Ragazzi una cannonata!
E' lo charonnay top di Borgo del Tiglio super titolata azienda friulana di Nicola Manferrari. Se lo stile adesso potrebbe sembrare demodè ne apprezzo comunque la coerenza stilistica in barba alle mode e una costante ricerca della massima espressione qualitativa.
Indiscutibilmente friulano: una colata di dolcissimo burro fuso, tostature elegantissime, sfumature più scure e una miriade di sensazioni fuse in un profumo cremoso e affascinante.
Sorso pieno, lungo e ricco. I toni al naso si ripropongono in bocca con grande coerenza ed eleganza. Ad averne charonnay così.
L'unico problema di questi vini è che andrebbero bevuti così per essere apprezzati come meritano: con almeno 10 anni di affinamento in vetro...