Oggigiorno la tendenza omologante si respira nell'aria, il microcosmo del vino è per gli appassionati un raggio di sole, fatto di piccole o grandi realtà molto diverse tra loro, specchio del territorio e della cultura della gente che lo abita.
Il vino è immagine dell'Italia rurale, tradizione ed evoluzione della stessa in bottiglia, o almeno mi piace pensarlo. Fatto per essere venduto, questo è bene non dimenticarlo, perché anche il vignaiolo ha la brutta abitudine di mangiare, andare in macchina, pagare le tasse.

Ecco, per fare un vino così ci vuole coraggio, perchè parliamo di un vino bianco, che esce sul mercato dopo 3 anni dalla vendemmia: il Monsaltus Vendemmia Tardiva, riesling renano che arriva dall'Oltrepò Pavese, non dall'Alsazia, dalla Mosella o, per restare in Italia, dall'Alto Adige. Faccio queste puntualizzazioni perché non è un riesling normale questo, la vendemmia ad esempio: viene fatta tra dicembre e gennaio con le uve spinte ad una maturazione avanzatissima e in gran parte attaccate dalle muffe nobili, con rese nell'ordine dei 30 quintali per ettaro di vigna. Il mosto fa una macerazione in ambiente ridotto di 6 giorni, fermenta e riposa sui lieviti in acciaio per altri 8 mesi e completa il suo ciclo di affinamento in bottiglia per almeno 2 anni.

Nel bicchiere è giallo dorato, carico ed intenso, la massa è viscosa e consistente. profumi intensi e complessi, dalla frutta gialla in confettura, albicocca disidratata, allo zafferano, noce moscata e accenni idrocarburici. In bocca entra grasso e morbido, speziato e molto intenso. Vino estremo e coraggioso quello dei
Marchesi di Montalto, una piccola chicca dall'Oltrepò Pavese, territorio che merita sicuramente più di quanto si dice in giro.